mercoledì 28 novembre 2012

Il libro è un bene comune

Credo che il 2013 sarà un anno molto difficile - se non letale - per molti piccoli editori e per molte librerie indipendenti. Credo che almeno in parte le cose dipenderanno anche da noi, dal modo con cui ognuno di noi saprà lavorare sull'idea che comprare un libro significa assai di più che comprare un libro, appunto. Credo che i Libristi dovranno parlare molto nei prossimi mesi di ciò che sta succedendo ai libri, agli editori, alle librerie. A questo proposito mi ha offerto molti spunti l'intervista ad Agnese Manni (della casa editrice Manni) pubblicata sull'ultimo numero de L'indice. Ve ne riporto alcune righe....

Forse per la prima volta nella storia d'Italia sarebbe il caso che ci fosse un intervento pubblico di sostegno all'editoria indipendente, non perché piccolo è bello, ma perché essa garantisce pluralità d'informazione e maggior livello di formazione E sto facendo un discorso tutto interno alla logica produttivista: le nazioni che hanno tassi di lettura alti, sono quelle economicamente più progredite. Il libro è un bene comune nel senso che la lettura è una risorsa pubblica, e - ripeto - risorsa nel senso di ricchezza che produce.


2 commenti:

  1. Pochi giorni fa ho rivisto 'Fahrenheit 451' di François Truffaut, un film ancora straordinario nonostante i 46 anni di età. Segno che le cose belle non invecchiano mai, o quasi. È qualche giorno che penso di scrivere qualcosa su quella pellicola e su una società che, simile per certi aspetti alla Oceania del 1984 di Orwell, distrugge i libri con il fuoco perché sono inutili, anzi dannosi, e alimentano pericolose fantasie quali ad esempio il pensiero e la filosofia. Ma nel romanzo di Ray Bradbury e nella pellicola del regista francese ci pensano gli uomini-libro a imparare a mente, ciascuno di loro, proprio un libro. La memoria umana si fa carta stampata, racconto, ricordo, poesia, trattato, manuale e trasmette non grandi fratelli, bensì idee, concetti, pensiero. Per ricominciare. Mi direte: cosa c'entra questo con il post di Paolo sui problemi di piccoli editori e librerie indipendenti? Esattamente non lo so, ma che il libro sia un bene comune è una verità che condivido. E ricordare un film, e che film!, è il mio modo per dire che sono d'accordo con lui e che credo che i Libristi debbano dire la loro su questi temi. E lo faranno.

    RispondiElimina
  2. D'accordo. Ma lo stesso vale per l'informazione, altro bene pubblico. Eppure a livello nazionale negli ultimi anni mi pare che sia successo il contrario: i sostegni ai giornali sono dimininuiti (nel caso di alcune pseudo testate in mano a personaggi quanto meno discutibili è giusto così ovviamente).
    Insomma, come sperare in questo contesto che arrivi un aiuto alle piccole case editrici?
    Speriamo nella lungimiranza di nuovi politici e degli editori stessi nel chiedere sostegni mirati.

    RispondiElimina